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Dopo
l'India
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DOPO L'INDIA
Sono a casa. Finalmente o purtroppo. Giorni
frenetici quelli successivi al ritorno.
Tutti vogliono sapere. Ho già dovuto
raccontare la mia esperienza in India in
una dozzina di occasioni e ho ogni volta
una gran paura di banalizzarla. Sono felice
quindi di fermarmi a riflettere per poter
scrivere queste righe.
Mi sembra di non essere mai partita. Il
tempo di arrivare e tutte le persone, i
discorsi, il lavoro, le abitudini, il tuo
stile di vita mi sono ripiovute addosso.
L'India mi sembra già lontana nel
tempo, oltre che nello spazio. Eppure mi
basta rivedere una foto o rileggere il mio
diario di bordo per capire che la "mia
India" è ancora qui, nel cuore
e nella testa. I volti e le storie che ho
conosciuto non possono essere scomparsi,
non possono non aver lasciato un segno e
non possono non interrogarti.
Avrei tanto da raccontare su quello che
ho visto e conosciuto in queste cinque dure
e lunghe (perché dure e lunghe sono
state
) settimane. Avrei tanto da denunciare
sulle condizioni assurde in cui vivono in
particolare le donne e i bambini in India,
tante le riflessioni di natura socio - economica
che si potrebbero raccogliere sullo squilibrio
tra i paesi occidentali e il terzo mondo
o su ciò che ciascuno di noi potrebbe
fare nel proprio piccolo per andare incontro
ai paesi sottosviluppati. Ma un documentario
alla televisione o un libro di geografia
sarebbero più esaurienti e completi
di me.
Io vi voglio raccontare cosa ho portato
a casa dall'India. Sì, perché,
come sempre accade quando si affrontano
queste esperienze, ciò che tu vai
a offrire non è paragonabile a tutta
la ricchezza che ricevi. Non serve andare
in India per imparare a riconoscersi fortunati.
Io lo sapevo già. Dovrei davvero
preoccuparmi se a trent'anni non avessi
la consapevolezza di tutti i grandi doni
che Dio mi ha dato nella mia vita. Ma quando
sono partita avevo una gran confusione di
pensieri, paure e aspettative su quello
che mi attendeva a Jyothi. Sapevo che sarebbe
stato difficile e, anche se non volevo corazzarmi,
di fatto nelle prime due settimane mi sono
vista scorrere immagini e vite senza che
mi toccassero davvero il cuore. Ero preoccupata
solo di riuscire a resistere a tutto quello
che mi mancava, in termini materiali ed
affettivi.
Quello che ho visto e sentito nelle settimane
successive, i lunghi momenti di silenzio
e solitudine nella confusione degli interminabili
viaggi in bus e soprattutto il calore dei
bambini e delle suore con cui vivevo mi
hanno finalmente scosso. I pensieri piano
piano hanno preso forma. Si sono spogliati
delle parole inutili e hanno preso spessore
solo i pensieri davvero essenziali. Lentamente
si stava facendo ordine. Da una parte mi
sentivo la morte nel cuore: quei volti e
quelle storie mi stavano addomesticando
e, quando ti affezioni alle persone, i loro
dolori diventano i tuoi dolori. È
più difficile corazzarsi. D'altra
parte però andavo via via consolidando
una sempre maggiore coscienza delle mie
fortune e questa consapevolezza il cuore
lo rallegrava. La morte nel cuore, un cuore
che si rallegra: una delle tante contraddizioni
a cui ti porta l' India.
Quando finalmente poi ho scoperto come potevo
essere utile concretamente a Jyothi, quando
i legami con le persone avevano superato
le iniziali difficoltà di comunicazione,
quando i loro ritmi erano diventati anche
i miei ritmi
quello è stato
il momento di tornare.
Ora che sono a casa ho chiaramente in testa
il grande regalo che l'India mi ha fatto:
mi sento in credito verso la vita! È
una sensazione bellissima. La sensazione
di chi sa di aver ricevuto tanto e tanto
quindi sa di dover rendere. Una sensazione
che auguro di provare a ciascuna persona
perché fa stare davvero bene. Forse
un'altra contraddizione: nello squilibrio
del mondo scopri l'equilibrio in te stessa.
Ma questa consapevolezza è anche
una grande responsabilità. Una responsabilità
che ti fa domandare: e adesso? Cosa posso
fare io? In quale modo posso restituire
tutto ciò che mi è stato donato?
Prego il Signore perché la mia vita
come donna, insegnante e cristiana possa
essere una degna risposta a questi interrogativi.
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