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Dove è Dio?
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Introduzione
Davanti al Signore della vita, invitati
a ripercorrere quanto abbiamo vissuto,
non solo nella nostra quotidianità,
ma nel mondo intero, ci mettiamo in
ascolto della sua Parola.
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Prima parte: "Dov'è Dio?"
Dal libro del profeta Geremia (12,1-2.4.6)
Tu sei troppo giusto, Signore,
perché io possa discutere con te;
ma vorrei solo rivolgerti una parola sulla
giustizia.
Perché le cose degli empi prosperano?
Perché tutti i traditori sono tranquilli?
Tu li hai piantati ed essi hanno messo radici,
crescono e producono frutto;
tu sei vicino alla loro bocca,
ma lontano dai loro cuori.
Fino a quando sarà in lutto la terra
e seccherà tutta l'erba dei campi?
Per la malvagità dei suoi abitanti
le fiere e gli uccelli periscono,
poiché essi dicono: "Dio non
vede i nostri passi".
Perfino i tuoi fratelli e la casa di tuo
padre,
perfino loro sono sleali con te;
anch'essi ti gridano dietro a piena voce;
non fidarti di loro quando ti dicono buone
parole.
Commento
Molte volte ci domandiamo se Dio c'è,
soprattutto quando incontriamo la fatica
e il dolore del vivere. Nell'esperienza
del profeta Geremia ritroviamo le nostre
stesse incomprensioni di fronte all'angoscia,
al dolore, al non saper trovare un senso
alle ingiustizie della storia e dell'uomo.
Insieme a lui avvertiamo il deserto, il
silenzio di Dio e ci chiediamo se Dio veramente
non vede i nostri passi. Facciamo riemergere
i momenti più difficili vissuti in
questo anno e chiediamoci dov'era Dio quando
il nostro essere era appesantito dalle lacrime.
Poesia: "attimi fuggenti"
Dio mio, che ne farò
di questi attimi fuggenti,
di questi frammenti dei miei anni,
di questi spiccioli preziosi che semino
per strada nello stesso momento in cui li
cerco?
Li darò a Qualcuno
che li sappia ricomporre in unità,
che li accumuli nel salvadanaio dei cieli,
che li butti nell'oceano dell'Infinito,
dove un giorno andrò a pescarli
trasformati in perle preziose
per la mia corona
Ore segnate su quel quadrante limitato,
voi non potete circoscrivere
il mio essere in quell'arco di tempo;
voi non siete inesorabili tappe
del mio discendere nel buio del nulla;
voi siete invece gradini d'oro
che mi conducono su vette radiose
di luce immortale.
(Serafino Falvo)
Commento e gesto
Le difficoltà vissute sono dei sassi
pesanti da portare, sono frammenti di vita,
attimi fuggenti lunghi un'eternità.
Solo Dio li sa "ricomporre in unità".
Portiamo a Lui i nostri pesi, perché
li trasformi in "perle preziose"
che ci conducano alla luce.
Durante l'ascolto della canzone (a scelta:
"Dio è morto"di
F.Guccini opp. "Ma che razza di
Dio c'è nel cielo" di R.
Vecchioni) saranno portati all'altare i
sassi della nostra vita, i momenti in cui
abbiamo creduto che Dio era morto. Solo
in Lui la morte diventa vita perché
Egli è risorto.
"Dio è morto" di
F.Guccini
Ho visto la gente della mia età
andare via lungo le strade che portano mai
a niente
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di un qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già
lungo le strade che dal vino son bagnate
dentro alle stanze da pastiglie trasformate
lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto
di città essere contro ed ingoiare
la nostra stanca civiltà,
è un dio che è morto
ai bordi delle strade dio è morto
nelle auto prese a rate dio è morto
nei miti dell'estate dio è morto
Mi han detto
che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso è mascherato
con la fede
nei miti eterni della patria e dell'eroe
perché è venuto ormai il momento
di negare tutto ciò che è
falsità
le fedi fatte di abitudine e paura
una politica che è solo far carriera
il perbenismo interessato, la dignità
fatta di vuoto
l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione
e mai col torto
è un dio che è morto
nei campi di sterminio dio è morto
coi miti della razza dio è morto
con gli uomini di partito dio è morto
Ma penso
che questa mia generazione è preparata
ad un mondo nuovo e a una speranza appena
nata
ad un futuro che ha in mano, a una rivolta
senza armi
perché noi tutti ormai sappiamo che
se dio muore è per tre giorni
e poi risorge
in ciò che noi crediamo dio è
risorto
in ciò che noi vogliamo dio è
risorto
nel mondo che faremo dio è risorto.
"Ma che razza di Dio c'è
nel cielo" di R. Vecchioni
L'infinito silenzio sopra un campo di battaglia
quando il vento ha la pietà di accarezzare
l'inspiegabile curva della moto,
di un figlio che a trent'anni te lo devi
già scordare
Sentire d'essere noi le sole stelle sbagliate
in questa immensa perfezione serale
e non capirci più niente nel via
vai di messia
discesi in terra per semplificare.
Ma che razza di Dio c'è nel cielo,
ma che razza di Dio c'è nel cielo,
ma che razza di guitto mascherato da Signore,
sta giocando con il nostro dolore,
ma che razza di disperato, disperato amore
lo potrà mai consumare.
Aprire gli occhi e morire in un fruscio
di farfalla
neanche il tempo di una ninna nanna
l'idiozia della luna la follia di sognare,
la sterminata noia che prova il mare
e a questa assurda preghiera di parole,
musica e colori
che gli continuiamo a mandare
non c'è nessuna risposta, salvo che
è colpa nostra
e che ci dovevamo pensare.
Ma che razza di Dio c'è nel cielo,
ma che razza di Dio c'è nel cielo,
ma che razza di disperato, disperato amore
può tagliare la notte e il dolore
ma che razza di disperato, disperato amore
più di questo respirare,
più di tutto lo strisciare.
Ma che razza di Dio c'è nel cielo,
ma che razza di Dio c'è nel cielo,
ma che razza di disperato, disperato amore
più di questo insensato dolore.
Ma che razza di Dio c'è nel cielo,
ma che razza di buio c'è nel cielo,
ma che razza di disperato, disperato amore
più di questo non capire,
non sapere di sbagliare e lasciarsi perdonare
Ma chi è l'altro dio che ho nel cuore
ma che razza d'altro dio c'è nel
mio cuore
che lo sento quando viene, che l'aspetto
non so come
e non mi lascia andare, non mi perde mai
e non lo perdo mai.
Seconda parte: "Dio è con
noi!"
Dov'è Dio? Dio è con noi.
Dio ha una particolare cura di noi e il
suo amore si traduce in beatitudine. In
ogni situazione, se siamo in Lui, siamo
beati, felici.
Mettiamoci in ascolto del Vangelo
Le beatitudini
Dal Vangelo secondo Matteo (5, 1-12)
Vedendo le folle, Gesù salì
sulla montagna e, messosi a sedere, gli
si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo
allora la parola, li ammaestrava dicendo:
"Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno
dei cieli.
Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della
giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di
Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno
dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno
e, mentendo, diranno ogni sorta di male
contro di voi per causa mia. Rallegratevi
ed esultate, perché grande è
la vostra ricompensa nei cieli. Così
infatti hanno perseguitato i profeti prima
di voi.
Nel silenzio ripercorriamo ancora il
tempo trascorso ricordando tutte le fatiche
e le gioie, i momenti in cui siamo stati
beati; poi condividiamo liberamente una
preghiera di beatitudine.
Inizia così un nuovo viaggio, una
meta da decidere e da raggiungere.
Verso dove vogliamo andare?
Giovanotti ci aiuta a riflettere sulle responsabilità
che siamo chiamati ad assumere.
"La linea d'ombra" di
Giovanotti
La linea d'ombra, la nebbia che io vedo
a me davanti
per la prima volta nella vita mia mi trovo
a saper quello che lascio
a non saper immaginar quello che trovo.
Mi offrono un incarico di responsabilità:
portare questa nave verso una rotta che
nessuno sa
è la mia età a mezz'aria in
questa condizione d'instabilità precaria
ipnotizzato dalle pale di un ventilatore
sul soffitto, mi giro e mi rigiro sul mio
letto.
mi muovo col passo pesante in questa stanza
umida
di un porto che non ricordo il nome
il fondo del caffè confonde il dove
e il come
e per la prima volta so cosa è la
nostalgia, la commozione,
nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione
per ogni strappo un porto, per ogni porto
in testa una canzone;
è dolce stare in mare quando sono
gli altri a far la direzione
senza preoccupazione, soltanto fare ciò
che c'è da fare
e cullati dall'onda notturna sognare la
mamma, il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità:
mi hanno detto che una nave ha bisogno di
un comandante
mi hanno detto che la paga è interessante
e il carico è segreto ed importante
il pensiero della responsabilità
si è fatto grosso: è come
dover saltare al di là di un fosso
mi divide dai tempi spensierati di un passato
che è passato
saltare verso il tempo indefinito dell'essere
adulto
di fronte a me la nebbia mi nasconde la
risposta alla mia paura
cosa sarò, dove mi condurrà
la mia arma;
la faccia di mio padre prende forma sullo
specchio: lui giovane, io vecchio,
le sue parole che rimbombano dentro al mio
orecchio:
"la vita non è facile, ci vuole
sacrificio, un giorno te ne accorgerai
e mi dirai se ho ragione: arriva un giorno
in cui bisogna prendere una decisione"
E adesso è questo giorno di monsone
con il vento che non ha una direzione
guardando il cielo ho un senso di oppressione
ma è la mia età, dove si guarda
come si era e non si sa dove si va e cosa
si sarà,
che responsabilità si hanno nei confronti
degli esseri umani che ti vivono accanto
e attraverso questo vetro vedo il mondo
come una scacchiera
dove ogni mossa che io faccio può
cambiare la partita intera
ed ho paura di essere mangiato, ed ho paura
pure di mangiare.
Mi perdo nelle letture, i libri dello zen,
il vangelo,
l'astrologia che mi racconti il cielo,
galleggio alla ricerca di un me stesso con
il quale poter dialogare
ma questa linea d'ombra non me lo fa incontrare
Mi offrono un incarico di responsabilità:
non so cosa è il coraggio: se prendere
o mollare tutto, se scegliere la fuga
o affrontare questa realtà difficile
da interpretare, ma bella da esplorare,
provare ad immaginare come sarò quando
avrò attraversato il mare
e portato questo carico importante a destinazione
dove sarò al riparo dal prossimo
monsone?
Mi offrono un incarico di responsabilità:
domani andrò giù al porto
e gli dirò che sono pronto per partire
getterò i bagagli in mare e studierò
le carte
aspetterò di sapere per dove si parte
e quando si parte
e quando passerà il monsone dirò:
"Levate l'ancora, dritta, avanti tutta
Questa è la rotta, questa è
la direzione, questa è la decisione".
E' il momento di metterci in viaggio.
Non saremo soli.
Angeli,
che chiudete le porte del sogno,
angeli,
che aprite le nostre speranze,
angeli
che non avete terra nè riposo mai
in quanto l'amore
è il lungo riposo del sogno.
Angeli,
che riposate in Dio
e siete la dinamica del suo pensiero,
ascoltate il sollievo della terra e il
respiro della materia,
l'ombra della luce, il colpo della dura
disperazione.
Angeli,
che portate ovunque il pane celeste
e le cui labbra non sono mai state baciate
nemmeno dal pensiero
Voi siete un sogno di purissimo amore.
Il vostro mistero è nel volo.
Ogni volta che Dio pensa crea un angelo...
Siete voi angeli
che persuadete l'uomo a diventare sogno,
che spingete l'uomo verso l'amore.
(Alda Merini)
"Non posso, non devo, non voglio
vivere senza amore"
(Vincent Van Gogh)
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