Il sogno

 
   
   

I GIOVANI

Il sogno di ogni studente, a memoria d'uomo, è sostenere un'interrogazione sul tanto sospirato "Argomento a piacere".
Quale dono più gradito, pertanto, del dover esprimere il proprio parere su un tema così vasto e a me tanto vicino?
Eppure la penna non riesce a scorrere sul foglio con la scioltezza che le è usuale.
Un senso di smarrimento pervade la mia mente e di tanto mare non riesco a scorgere le coste.
Chi sa dare una definizione di Gioventù?
Sterile ribellione o forma creativa, male di vivere o ultimi scampoli di sensibilità in un mondo malato, stato mentale o età fisica?
La lotta è impari e mi sento di affermare, inutile.
Cercare una definizione universale, estrapolando l'individuo dall'epoca e dal luogo ai quali appartiene, avrebbe radici strumentali o nella migliore delle ipotesi (ma altrettanto sconfortante), superficiali e ottuse.
C'è chi ha detto addio alla gioventù da un vapore diretto in America e chi dal fango di una trincea; cert'uni le hanno voltato le spalle davanti al primo stipendio, nel si pronunciato sull'altare o di fronte al miracolo di un nuovo vagito; pochi, veramente pochi ne hanno mantenuta inalterata la freschezza e la linfa creativa per tutta l'esistenza, sapendone incanalare l'esplosiva energia in percorsi costruttivi e vitali.
Mettendo, pertanto, da parte queste ultime sparute voci "fuori dal coro", non si può non riconoscere come la società abbia individuato nell'evento o nel valore in quel momento preponderante, il confine fra gioventù ed età adulta.
Di volta in volta e ciclicamente, la guerra, la religione, il lavoro, l'impegno politico hanno tracciato tale linea di demarcazione.
Verrebbe ironicamente da pensare, allora: con la crisi sbandierata della religione e il lavoro che "latita"; in un mondo che quasi si vergogna di fare politica e nel quale perfino il sesso non è più una conquista; con titoli di studio conseguiti per anzianità in attesa di fare, finalmente, qualcosa di utile, non ci troveremo a trent'anni a invocare una guerra che attesti la fine tardiva di una gioventù senza mete?
Nel corso dei secoli, i mici coetanei hanno mosso critiche più o meno violente al "sistema" che le generazioni precedenti avevano costruito per loro finendo, fra l'altro, per inquadrarsi tanto più vigliaccamente quanto più forti erano state le loro urla.
A dispetto di tali inconcludenti "colleghi", preferisco la via del dialogo, convinto che la costruzione di un futuro più giusto possa avvenire solo plasmando la materia esistente alle nuove esigenze piuttosto che scavando fra le macerie di un sistema che si è scelto di distruggere, avendolo indiscriminatamente bocciato.
Molto più pacatamente, scelgo pertanto di convertire l'aspetto distruttivo della carica che porto dentro purché mi venga data una meta sicura e valida per la quale lottare, un ostacolo oltre il quale lanciare il cuore prima che chiuda bottega per noia, un fine comune cosi alto da dover abbracciare ogni mio simile per riuscire a conquistarne la vetta: solo il raggiungimento di tali obiettivi mi consentirà di guardare negli occhi mio padre con il rispetto e la riconoscenza che merita ma anche con quella dignità e quell'intimo orgoglio che esclusivamente l'indipendenza e la piena maturità possono darmi.
Questa la mia sfida: a Voi il compito di raccoglierla e darle soddisfazione.

MASSIMO PUGLIESE

 


Dove Siamo: Europa - America Latina - Asia Dove Andiamo   Ricerca