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Caterina
Cittadini
Educatrice e Santa
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La promulgazione
del decreto super miracolo da parte del Papa,
riguardante la guarigione del piccolo Samuele
Piovani, avvenuta per intercessione di Madre
Caterina Cittadini, segna il traguardo di
un lungo cammino iniziato nel 1967 con il
decreto della nomina del Postulatore della
Causa di beatificazione da parte del Vescovo
di Bergamo Mons. Clemente Gaddi. E' stato
un cammino lungo, iniziato con "santa"
caparbietà dall'indimenticabile arciprete
di Calolzio Mons. Mutti, stimolato dalla fama
di santità che da anni Caterina Cittadini
godeva nell'Istituto e nella gente, dal desiderio
delle Sue figlie di vedere riconosciuta ufficialmente
la santità della loro Fondatrice e
dalle continue grazie che si dicevano ottenute
per sua intercessione.
E l'impegno dei Postulatori succedutisi nel
tempo, (Mons. Mutti. Padre G. Fava dei Somaschi,
Padre C. Pellegrini dei Somaschi, Padre P.
Lunardon O.S.B. Abate di S. Paolo), le preghiere
incessanti alimentate dal forte desiderio
e dalla fiducia delle Suore e di tanti devoti,
hanno portato al felice traguardo di oggi,
preludio ormai certo della prossima beatificazione
di Madre Caterina.

Ma chi è Caterina Cittadini?
Così ne traccia un profilo Padre Lunardon
nella biografia della Venerabile:
"E' una donna nella sua piena maturità
di una bellezza austera ma soffusa della raffinatezza
propria delle anime che hanno molto sofferto
nel corpo e nello spirito; di temperamento
volitivo, tenace e costante, teso ma non nervoso,
pieno di equilibrio anche nelle sue manifestazioni
affettive; dotata di intelligenza assai viva
e chiarificatrice, tendente al pratico e all'organizzazione;
ricca di virtù umane, religiose e soprannaturali;
dalla vita intensa, profonda, vissuta con
tale immediatezza nelle sue espressioni esterne
più varie da rendere i suoi rapporti
con Dio e con Gesù quasi altrettanto
concreti quanto le espressioni della sua vita
umana; ha uno scopo, un ideale da raggiungere,
ma per questo non sacrifica gli altri, bensì
se stessa e per questo morirà sulla
breccia". (P Lunardon, Per Iddio e per
la scuola, p.135) Nata a Bergamo in via Masone
il 28 settembre 1801 da una famiglia emigrata
in città da Villa d' Almè in
cerca di fortuna, rimasta orfana della mamma
(del padre non si hanno notizie, forse si
era arruolato nell'esercito napoleonico),
Caterina viene accolta nel Conventino di Bergamo
prima dell'età richiesta dal Regolamento
"considerato il caso particolare dell'infelice
figlia". Alcuni mesi dopo è raggiunta
dalla sorellina Giuditta, di due anni inferiore,
pure essa accolta in via eccezionale per interessamento
di Mons. Passi Vicario del Vescovo Dolfin
e di don Brena, priore del Conventino, considerata
la situazione pietosa delle due sorelline
rimaste sole al mondo.
Le due sorelle trascorrono l'infanzia, l'adolescenza
e la giovinezza al Conventino; ne escono nel
1822 entrambe con il diploma di maestre, il
che è significativo delle loro capacità
e del loro impegno se si considera la condizione
della donna, soprattutto nel bergamasco, nella
prima metà dell'Ottocento. Prive di
famiglia e di ogni cosa, vengono accolte a
Calolzio dai cugini sacerdoti don Giovanni
e don Antonio Cittadini e dalla cugina Maria.
Caterina viene assunta come insegnante nella
scuola elementare di Somasca, dove si reca
ogni giorno con la sorella. Nel 1826, con
l'aiuto finanziario e l'appoggio di don Antonio,
le due sorelle acquistano una casetta a Somasca
e vi si stabiliscono. Mentre Caterina continua
il suo insegnamento nella scuola, Giuditta
nel 1829 dà inizio alla scuola privata
per le bimbe povere che per vari motivi non
possono accedere alla pubblica. Entrambe,
cresciute all'ombra della sofferenza per mancanza
degli affetti famigliari e animate dal desiderio
di donarsi a Dio in un Istituto religioso
per dedicarsi all'educazione, chiedono consiglio
a Don Brena che le aveva seguite al Conventino
con attenzioni paterne. Con preveggenza, il
Priore le invita a rimanere a Somasca: "Non
è volontà del Signore che voi
effettuiate una tale risoluzione. In Somasca
dovete far permanenza. Egli, Onnipotente com'è.
penserà anche a voi, compirà
i vostri desideri col fondare una religione
nella valle San Martino sulla ridente collina
di Somasca
voi ne sarete le pietre fondamentali".
Le due sorelle obbediscono e, memori di quanto
ricevuto al Conventino dalle loro maestre,
convinte di quanto sia indispensabile una
sana cristiana educazione, attingendo forza
e conforto nella preghiera vivono la loro
giornata dedicandosi con tutte le loro energie
alle bimbe ed alle fanciulle loro affidate
che aumentano di numero di anno in anno. Nel
1836, dopo molte richieste, ottengono dall'
Imperial Regio Governo il Decreto per l'erezione
di una Casa di "educazione femminile"
cioè il funzionamento di un Convitto,
la cui direzione è assunta da Giuditta.

Quando sembra che tutto proceda bene, nel
Convitto e nella scuola, il 24 luglio 1840
Giuditta muore e Caterina rimane sola, piegata
dal dolore, a continuare quanto iniziato con
la sorella, continuando ad insegnare nella
scuola pubblica ed assumendo la direzione
del Convitto. Nel 1844, sempre tesa a vivere
il suo ideale educativo come consacrata, con
tre compagne che hanno scelto di condividere
con lei la vita di donazione a Dio, firma
con regolare atto notarile un "contratto
di Società e di Sorte", preludio
di una comunità religiosa, aspirazione
continua delle quattro socie. Nel 1845 Caterina
si ritira dalla scuola pubblica e si dona
totalmente all'opera educativa allargando
l'accoglienza ad alcune orfane, aprendo la
casa alle attività oratoriane, dedicandosi
con le compagne alla catechesi parrocchiale,
sempre protesa all'ideale di una Famiglia
religiosa. Sotto la guida di un Padre Somasco,
stende la bozza delle Regole, attingendo a
quelle delle Orsoline di Milano e le presenta
nel 1855 al Vescovo di Bergamo Mons. Speranza
che l'accoglie bruscamente e le nega l'approvazione.
Umiliata ma non abbattuta, Caterina si rimette
all'opera, ma non avrà la gioia di
vedere approvate le sue Regole: muore il 5
maggio 1857
Mons. Speranza si recherà
a Somasca il 14 dicembre 1857! Così
è il destino dei santi: gustare nell'al
di là, nella luce di Dio, il premio
delle loro fatiche.

Fedele al carisma educativo
di fondazione l'Istituto, fermamente e soffertamente
voluto da Caterina Cittadini nel ricordo dell'ideale
vissuto in simbiosi con la sorella Giuditta,
opera oggi in Lombardia, Liguria, Toscana,
Lazio, Calabria, Sardegna, Svizzera, Belgio,
Bolivia, Brasile, India, Filippine; le figlie
di Caterina, "sempre e ovunque apostole
educatrici" come recitano le Costituzioni,
vivono sul territorio dove operano nello sforzo
continuo di rendere sempre attuale il Carisma
educativo di due sorelle vissute nel dono
totale di sé a Dio e ai fratelli.Il
riconoscimento, da parte della Chiesa, dapprima
della eroicità delle virtù esercitate
da Caterina (16 dicembre 1996) e, oggi, del
miracolo ottenuto per sua intercessione a
favore di un bambino, mentre è di stimolo
per tutta la Congregazione a camminare con
nuovo impegno sulle orme di Caterina e Giuditta,
è anche un grande segno dei tempi:
l'esaltazione di una donna eccezionale di
cui oggi c'è ancora e soprattutto bisogno;
una donna che, secondo Mons. Bernareggi: "visse
pienamente la professione che aveva abbracciato
e che affonda le sue radici nella carità,
in quella carità speciale per la gioventù
che ci ha dato in questi ultimi secoli, fra
tante anime grandissime, un S.Giovanni Battista
de la Salle e un S.Giovanni Bosco" (prefazione
alla biografia "Un' anima e un' istituzione",
di Mons. Alberto Scola ).
Una donna che, "sulla scia di S. GIrolamo
Emiliani e sostenuta dalla guida illuminata
dei figli del Santo, i Padri Somaschi, si
è fatta paladina di zelo apostolico
nella scuola, spezzando il pane della scienza,
ma soprattutto della cultura religiosa, alle
fanciulle che la provvidenza le andava affidando,
e divenendo pioniera di apostolato e maestra
illuminata per le anime che l'avrebbero seguita
nella sua opera e per tutti coloro che hanno
fatto e fanno della scuola il loro motivo
di vita" ( "La Serva di Dio C.Cittadini"
, breve biografia a cura di una Suora Orsolina).
Suor Lucia Rovelli
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