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Caterina
Cittadini: un cuore di madre
per la grande famiglia del mondo
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Il 29 aprile 2001 Sua
santità Giovanni Paolo II proclamerà
beata Caterina Cittadini, fondatrice delle
suore Orsoline di S. Girolamo in Somasca.
Sullo scenario di un mondo globalizzato, caratterizzato
da società multietniche, multireligiose,
multiculturali, sembra quasi inadeguato presentare
l'attualità di una figura di donna
vissuta nella prima metà dell'800,
senza compiere imprese eclatanti, ma affrontando
con fermezza i disagi e le precarietà
del quotidiano. Oggi, nel dinamismo complesso
della globalizzazione, siamo spettatori dell'abbattimento
delle barriere economiche, inseriti in un
tessuto sociale sempre più omogeneo,
ma spesso segnato dall'emarginazione che aumenta
il numero dei poveri e l'oppressione delle
culture dei popoli attraverso una silenziosa
violazione dei diritti umani. In questo continuo
divario tra Nord e Sud del mondo, tra ricchi
e poveri, rischiamo di non riconoscere più
l'uomo nella sua entità e alterità,
inscritto nel grande progetto salvifico di
Dio, che nella comunione trinitaria è
artefice instancabile di una creazione sempre
nuova.
Caterina Cittadini si inserisce in questo
contesto di apparente smarrimento lanciando
una sfida all'uomo moderno: ripartire dalla
persona, dal suo bisogno di ritrovare autenticità
attraverso la relazione con l'altro. Alla
realtà dell'indifferenza, del pregiudizio
e della chiusura, propone l'alternativa della
comunicazione, dell'accoglienza, della condivisione;
lei, che ha sperimentato in prima persona
la solitudine, la mancanza degli affetti familiari
e delle sicurezze economiche, insegna a vivere
la precarietà come ricchezza e l'alterità
come reciprocità.

Fin dai primi anni vissuti al Conventino,
infatti, scopre nella sorella, nelle compagne
e nelle educatrici, la valenza dell'altro
come sostegno, riparo, rifugio, e in don Giuseppe
Brena, priore dell'orfanotrofio, anche un
padre spirituale, figura determinante e profetica
per la chiamata a divenire fondatrice delle
suore Orsoline di Somasca; nei cugini sacerdoti
e nelle collaboratrici laiche ritrova sempre
la costante della propria fragilità
resa forte dall'esperienza del sentirsi amata,
accolta e sostenuta; soprattutto nel rapporto
con Dio, nella preghiera incessante e nel
fiducioso abbandono alla sua provvidente fedeltà,
riesce ad inserirsi nel dinamismo del "ricevere
e del dare", che le permette di conoscersi
e di conoscere, di progettarsi e di progettare,
di educarsi e di educare, di "essere
di Cristo per portare a Cristo". In questa
dialettica di continuo rapporto con sé,
con gli altri, con l'Altro, partecipa attivamente
alla Kenosi di Cristo Gesù, che "pur
essendo di natura divina", si fece uomo
, si fece altro per consegnarsi al Padre come
l'Uomo Nuovo dell'umanità redenta.
In un progressivo spogliamento del vano e
dell'effimero, Caterina Cittadini considera
fondamentale dedicarsi all'educazione ed esorta
le sorelle "ad essere fedeli nella custodia
di quelle anime che nostro Signore ha riscattato
col suo sangue e che ha affidato alla loro
cura come prezioso tesoro
Si portino
con loro come vere madri in Cristo" (Reg
1855). Questa è l'eredità che
le Suore Orsoline di Somasca continuano a
custodire e a "trafficare" per moltiplicare
e diffondere ovunque la gioia di vivere il
carisma educativo a servizio delle giovani
generazioni, proiettandosi con decisione nei
diversi contesti sociali del post moderno,
promovendo relazioni umane, favorendo il movimento
, la circolarità e il confronto di
diverse idee, conoscenze e tradizioni.

La famiglia di Caterina Cittadini, attualmente
composta da sorelle di varie nazionalità
ed etnie, operanti in Europa, in America Latina
e in Asia, diviene così profezia di
unità e di comunione a partire dalla
sua stessa esperienza di pluralità
e di condivisione, partecipata in modo particolare
ai laici, validi collaboratori nel servizio
della formazione integrale dell'uomo.
E così, si ritorna, come di riflesso,
alle origini della Fondazione, non per sfuggire
il presente, ma per ricomprendere nel loro
significato più vero e più profondo,
oggi, come allora, alcune immagini di donne
abitate dal divino, di sorelle animate dalla
carità, di madri dedite all'educazione;
per ascoltare voci di speranza annunciate
con parole vere e universali, perché
dettate dalla profondità di un cuore
pronto a dilatarsi ed abbracciare le più
diverse realtà umane; per interpretare
gesti di forza e di tenerezza utili a ricostruire
interiormente ogni persona e restituirla al
mondo forte della propria identità
e dignità.
Immagini di ieri, immagini di sempre che ogni
Orsolina, come Caterina, vuole proiettare
sul grande schermo del mondo per divenire
insieme ad ogni uomo, protagonista nello scenario
più bello della storia, dove il "problema"
della differenza si trasforma progressivamente
in "risorsa" comune. Solo così
la grande famiglia umana, riscaldata da un
unico cuore che ama, sarà capace di
fare festa intorno al grande banchetto della
"convivialità".
Suor Pierina Peroni
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