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LA CHIESA DI VILLASOLA

Un documento del 938 fa menzionare
di una "basilica" dedicata a S.
Ambrogio esistente sulla riva sinistra dell'Adda.
Pare che quella fosse la prima chiesa parrocchiale
di Villasola, e quando fu abbattuta dalla
furia di Bernabò Visconti verso la
fine del '300, quella comunità si
raccolse attorno alla chiesa più
a monte dedicata a S. Stefano. Appartenuta
alla pieve di Brivio e alla diocesi di Milano,
dalla cui giurisdizione si staccò
con tutta la valle S.Martino nel 1784.
Nel 1754 il Card. Giuseppe Pozzobonelli
disponeva che la chiesa fosse ricostruita
i forme più ampie, e lo stesso, solo
tre anni più tardi , il 24 aprile
1757, consacrava la nuova chiesa confermandole
l'antico titolo di S. Stefano promartire
e sigillato nell'altar maggiore le reliquie
dei santi Alessandro e Ippolito. Il bel
disegno di Fabrizio Galliari di Andorno,
che con i fratelli curò anche la
decorazione, venne compromesso nel 1902
quando l'aula fu raddoppiata ad opera dell'arch.
D. Antonio Piccinelli. Questi per contenere
il danno recato alle proporzioni abbassò
notevolmente il livello del pavimento
La facciata è ad un unico corinzio,
con grande finestra circolare. Le belle
statue dei santi Stefano e Ambrogio sul
fastigio e Pietro e Paolo nelle nicchie
furono scolpite da Anton Maria Pirovano
nel 1755; suoi anche i capitoli delle paraste.
All'interno sempre sorprendenti le fantasiose
finte-architetture dei Galliari nelle parti
più antiche con cintimi affreschi
nella tazza; esse furono imitate con scarsa
fortuna nella parte nuova da Alberto Maironi
coadiuvato da Fermo Taragli e da Paolo Vimercati
Sozzi. Degli scolari del Maironi sono le
scenografiche decorazioni all'altare del
Rosario, che è del 1903, e all'altare
di S. Giuseppe. Il disegno di quest'ultimo
è di N. Benigni (1912), mentre la
statua del Santo è del milanese Cardini.
L'altar maggiore venne rifatto nel 1841
dell'arch. Ferdinando Crivelli che si conserva
alla civica biblioteca; notevole la medaglia
al paliotto. La ristrutturazione del presbiterio
e i nuovi luoghi liturgici, con pregevoli
sculture di Ferruccio Guidotti, furono eseguiti
nel 1970 dalla ditta Carlo Comana.
Diversi i dipinti di buon pennello, ma tutti
d'ignoti: belle in particolare le tele della
Crocifissione e dei Santi, della Madonna
del Rosario, di S. Giuseppe (dono personale
del Card. Pozzobonelli) e di S. Francesco
da Paola, donato nel 1826 dai conti Vimercati
Sozzi. Le telette dei Misteri del Rosario
si possono ascrivere al Maironi (1903).
Nell'attigua cappella dell'Immacolata è
una deliziosa statua del '6-'700 recentemente
restaurata e ridonata dal Taramelli: una
tradizione che attende conferma vuole che
provenga dal marmoreo in stile neorinascimentale
fu disegnato dall'arch. Elia Forconi per
la chiesa di Terno, dalla quale fu qui trasportato
al principio del secolo.
Tra i preziosi, da segnalare un calice
del '600 a sbalzi; una croce-reliquiario
in filigrana d'oro e cristallo, proveniente
dalla chiesina dei Morti di Bisone; e parametri
vari in ganzo e broccato pesante del '700.
L'organo, già dei Bossi, fu rinnovato
dalla ditta Giudici nel 1858.
Il campanile fu elevato nel 1757 con la
nuova chiesa. L'attuale concerto di cinque
campane in "re gr." Venne fuso
nel 1844 dalla ditta Prunieri di Grosio
e consacrato dal vescovo Carlo Gritti Morlacchi.
Dopo la spogliazione bellica esso fu reintegrato
dalla ditta Attilio Broili di Udine con
la fusione di due campane che furono consacrate
dal vescovo Adriano Bernaggi il 10 agosto
1952.
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