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IL MONASTERO DEL LAVELLO
La chiesa del Lavello e una
fra le chiese più belle del nostro
territorio; perché è circondata
dal verde e perché l'interno è
favoloso. Essa ha una storia molto lunga
e piena di peripezie.
Ora è in ristrutturazione dopo essere
decaduta in seguito alla seconda guerra
mondiale.
STORIA
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Il nome Lavello, che indica la zona
dove sorge l'omonimo monastero, deriva
dal latino labellum: vasca per la
raccolta dell'acqua.
Già in epoca romana sorgeva
in questo punto un luogo fortificato,
che venne trasformato in castello
nel Medio Evo; la Chiesa di S.Maria
del Lavello si sviluppa a partire
dalla cappella del castello, sopravvissuta
alla distruzione del 1373 ad opera
di Bernabo' Visconti, nemico della
famiglia Benaglio cui apparteneva
il castello, che voleva vendicarsi
dell'uccisione di un suo figlio avvenuta
durante una partita di caccia nella
palude nei pressi del fiume.
Il 25 Aprile 1480 un certo "Jacomino
Heremitto", riparando la chiesetta
diroccata esistente al Lavello, riporto'
alla luce una tomba che conteneva
"un corpo morto desfatto e, sotto
quello li', apparse una fontana"
che riempi' il sarcofago di acqua
limpida e cristallina.
Il fatto fu accolto come un dono della
provvidenza.
La notizia del ritrovamento si sparse
velocemente nei dintorni: la gente
accorse numerosa ed il giorno seguente
avvenne un fatto che subito fu definito
prodigioso: Martino, figlio di Antonio,
abitante del monastero, all'età
di otto anni, infermo e paralizzato
da otto mesi "talmente che non
poteva muover altro che la lingua",
dopo essere stato portato alla fonte
e lavato con quell'acqua, si alzo'
da solo, perfettamente risanato "mediante
la gratia d'Iddio e della Madonna".
Da questo momento la chiesa divento'
meta incessante del pellegrinaggio
e della devozione della gente.
Con il passare del tempo l'afflusso
di pellegrini si moltiplicava. Si
decise quindi, verso il 1486, di permettere
ai frati dell'ordine dei Serviti di
insediarsi, in forma non ufficiale,
al Lavello per garantire una adeguata
assistenza religiosa ai fedeli ed
attendere alla venerata immagine della
Madonna e alla fontana miracolosa.
I frati, dopo il loro insediamento
ufficiale, accelerarono i lavori di
restauro, o piuttosto, di ricostruzione,
della chiesa che, il 19 Settembre
1490, fu consacrata da un Vescovo.
Si possono far risalire a questo periodo
una parte degli affreschi che, ancora
oggi, si possono ammirare all'interno
della chiesa, dove lascio' la sua
impronta anche il pittore Giovanni
Bonzuani.
A proposito degli affreschi và
detto che, allo stato attuale delle
ricerche, si è persa ogni traccia
dell'immagine miracolosa della Vergine.
Di essa non si sa se fosse un affresco
o un dipinto su tela e dove essa fosse
collocata. Non è chiaro nemmeno
se rappresentasse Maria Nascente,
a cui la chiesa è dedicata,
o semplicemente Maria Santissima o
la Madonna dei Sette Dolori, tanto
cara alla devozione dei Serviti.
Dopo diverse vicissitudini e contrasti
col Curato di Calolzio, nel 1504 i
Padri acquistarono il complesso del
Lavello dalla comunità della
Valle S. Martino, e cosi' poterono
vivere in pace per molti anni.
Nel 1510 comincio' la costruzione
del convento e nel 1582 si intrapresero
i lavori per ingrandire la chiesa
che terminarono nel 1585.
Nel 1630, durante l'epidemia di peste,
il convento divenne lazzaretto e morirono
anche tutti i monaci che vi abitavano.
Negli anni successivi continuarono
i lavori di ampliamento e di miglioria
del complesso.
Durante tutto il XVIII secolo i fatti
salienti che riguardano il monastero
si riferiscono quasi esclusivamente
alle questioni sulla proprietà.
La disputa intorno alla gestione dei
beni del Lavello nasce in seguito
alla soppressione dell'ordine del
Padri Serviti, decisa dal Governo
Veneto intorno al 1770. da questo
momento fino alla metà del
1900 sarà un continuo rivendicare,
da parte sia laica che ecclesiastica,
il diritto sulle proprietà
dell'ex convento, appellandosi a diverse
forme giuridiche.
Prima del 1770 i beni del Lavello
erano beni ecclesiastici a tutti gli
effetti; tuttavia, poco dopo la soppressione,
i "Vicini" della Comunità
di Corte, Foppenico, Lavello e della
Valle S. Martino, nel territorio di
Bergamo, inoltrarono una domanda al
Governo Veneto per ottenere nuovamente
lo "jus patronato" del convento
del Lavello, che esisteva già
nella forma di consorzio laico, intorno
al 1494, ma che fu sciolto con decreto
del Podestà di Bergamo nel
1497.
Nel 1934 iniziarono trattative per
la cessione della chiesa di S. Maria
del Lavello, allora proprietà
del Comune di Calolziocorte, alla
chiesa parrocchiale di S. Martino
Vescovo. Venne poi deciso, il 1°
Dicembre 1935, di cedere la suddetta
chiesa, tutta l'ala sinistra dell'ex
convento e parte dell'ala destra fino
alla scala, in cambio di uno stabile
esistente nella frazione di Foppenico,
che avrebbe dovuto trasformarsi in
ospizio.
Durante l'ultima guerra l'edificio,
a seguito del bombardamento del vicino
ponte ferroviario, subi' il danneggiamento
del tetto, ricostruito poi grazie
ad una colletta popolare.
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Sembra certo che il nome Lavello
derivi dal latino "Labellum"
vasca o pila per la raccolta dell'acqua.
S.ta Maria del Lavello sorge proprio
in questo punto così da diventare
la protettrice della chiesa.
Nell'alto medioevo diventa una vera
e propria "Curtis". Questa
trasformazione si spiega con l'organizzazione
dei territori e la gestione amministrativa
che facilitava lo svilupparsi della
attività diverse. La tranquilla
e produttiva curtis si trasformò
in un "Castrum", controllato
dai nuovi proprietari terrieri e di
nuovo organizzata in modo difensivo.
La chiesa di Milano rivendicò
la proprietà del Lavello con
una postilla del sacerdote della stessa
frazione, ma nel 1014, l'imperatore
Enrico II° sottrasse con un diploma:
"possesium Curtis de Lemine cun
eius adiacentis", alle: "Faucibus
inimicorum" e il Lavello viene
riconosciuto come Castellum.
A questo punto la località
non è più un luogo indefinito
,ma un complesso edificativo vero
e proprio.
Nel 1373 la strage bellica della valle
S. Martino ebbe le maggiori perdite
tra cui il castello fortificato appartenente
alla famiglia Benaglio.
Alla fine del 1400 si comincia ad
associare il Lavello una funzione
religiosa ben precisa, che richiede
da una parte l'amministrazione dei
beni immobili mentre dall'altra la
gestione del culto e il rispetto per
la sua osservanza. La decisione di
affidare la chiesa di S.ta Maria del
Lavello comportò un iniziale
insoddisfazione per gli abitanti della
Valle San Martino, che intrapresero
una risvolta sia dal punto di visat
politico, sia dal punto di vista religioso.
Gli abitanti riunitisi il 2 luglio
del 1489 nella casa di Bartolomeo
Rota, decisero, con il consenso Don
Pasino Mazzoleni, di affidare la chiesa
del lavello a una congregazione di
osservanti regolari che avrebbero
avuto il compito di custodire la chiesa,
di spendere le offerte e l'elemosina
a beneficio della medesima e di edificare
un monastero.
Nel 1719 si aggiungono oltre al monastero
si aggiungono " tutte le case,
ara horto e pratto in faccia del lavello"
.
Prima del 1770 i beni della Lavello
erano beni ecclesiatici a tutti gli
effetti; tuttavia poco dopo la soppressione,
i "Vicini" della comunità
di Corte, Foppenico ,Lavello e della
Valle San Martino, nel territorio
di Bergamo, inoltrarono una domanda
al Governo: "Jus patronato"
del convento del Lavello, che esisteva
già nella forma del consorzio
laico, intorno al 1494, fu sciolto
con decreto del Podestà di
Bergamo nel 1497.
Il 10 marzo del 1774, con atto pubblico
venne restituita dalla repubblica
veneta.
Negli ultimi ottant'anni del Lavello
furono all'insegna di patti e cambi
di proprietà tra il comune
di Corte e la chiesa di Calolzio.
Queste dispute impedirono una gestione
organizzata.
Una certa attenzione da parte di Corete
per i diritti spettanti al Lavello
comincia a prospettarsi nel 1903.
Questa tendenza fu confermata coi
patti L'alternarsi nel 1929.
Nel 1934 la chiesa di S.ta Maria del
Lavello fu divenuta proprietà
della chiesa di S. Martino.
Ci furono diverse dispute per il possesso
dei due terreni e alla fine venne
divisa in due: Calolziocorte e la
valle S.Martino nell'anno 1965 del
25 ottobre.
In seguito alla seconda guerra mondiale
il monastero è in ristrutturazione.
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DESCRIZIONE DELL'EDIFICIO
La chiesa è ad unica navata con
copertura alla cappuccina, appoggiata su
archi acuti; ad essa si puo' accedere attraverso
due ingressi, uno di fronte agli altari
l'altro sulla destra.
L' originale disposizione dei tre altari
deriva dalle opere di ampliamento che si
sono via via sovrapposte. Il più
antico dei tre è quello posto sulla
parete di sinistra e che, molto probabilmente,
corrispondeva all'abside della cappella
originaria dei tempi di frà Jacomino.
I recentissimi lavori di restauro hanno
riportato in luce due nicchie sui due lati
della cappella e diversi affreschi che si
aggiungono a quello già visibile,
centrale, che rappresenta S. Filippo Benizi,
fondatore dell'ordine dei Padri Serviti.
Molto ben conservato, a detta dei restauratori
che lo hanno appena scoperto, un tondo rappresentante
la Madonna, posto in alto a destra. Contrapposto
a questo un altro tondo, con un angelo,
che pero' non si presenta in buone condizioni.
Sia il tamponamento delle due nicchie che
la prima intonacatura dell'intero edificio
(delle sette che si sono succedute nei secoli)
sono appena successive all'epidemia di peste
del 1630. Questa intonacatura, anche se
ha impedito la vista dei numerosi affreschi
per secoli, ne ha pero' garantito la buona
conservazione attuale.
Proseguendo sul lato sinistro si trova il
pulpito, in legno, risalente alla fine del
'400, all'epoca quindi dell'ultimo ampliamento
della chiesa.
Appena sotto a questo un affresco della
Madonna con Bambino e, storicamente molto
interessante, un frammento di affresco con
decorazioni che , per la datazione, per
la posizione, posta molto in basso, e per
la tipologia di quanto rappresentato, avvalora
la tesi che la cappella originaria sia stata
costruita su un precedente edificio, forse
il famoso castello dei Benaglio distrutto
da Bernabo' Visconti, di cui quindi questo
affresco potrebbe essere l'unica cosa rimasta.
In fondo alla navata ci sono i due altari
affiancati: quello di sinistra era l'altare
della chiesa creata dal primo ampliamento,
larga la metà e un po' più
corta dell'attuale.
Domina la parete di fondo di questo altare
la Crocifissione, sicuramente l'immagine
più nota e venerata del Lavello,
contornata da altri affreschi, riportati
in luce solo pochi anni fa, rappresentanti
dei Santi.
L'ultimo ampliamento della chiesa, degli
ultimi anni del 1400, ha fatto nascere l'altare
di destra e la cantoria.
L'altare di destra (altare maggiore) è
in marmo, in stile barocco e, sulla parete
di fondo è posto un grande quadro
ad olio del 1600 con i santi Fermo, Apollonia
ed Agata (Santa Agata è considerata
l'evangelizzatrice del nostro territorio,
creatrice della importantissima Pieve di
Garlate).
All'esterno si presentano due distinti chiostri,
realizzati nel XVI secolo.
I lavori di restauro attualmente in fase
di completamento, finanziati dalla comunità
europea, li hanno finalmente riportati allo
stato originario, eliminando tutte le sovrapposizioni
e gli aggiustamenti che, nel corso dei secoli,
avevano molto snaturato l'edificio.
Si presentano entrambi su due piani con
colonnato e loggia con colonne in pietra
molare. Solo il chiostro piccolo, sulla
sinistra della chiesa, sul lato nord è
chiuso da un edificio ad un solo piano,
mentre la corte maggiore, sul retro della
chiesa, si presenta non finita, con sole
due ali completate.
L'ala più lunga termina con la cosiddetta
"casa del Priore" dove i recenti
restauri hanno riportato in luce uno scalone,
rimasto completamente nascosto per secoli,
e degli affreschi non finiti, con alcune
tracce dei disegni preparatori ancora visibili.
Altro recupero importante è quello
delle stanze ottagonali che interrompono
il loggiato più lungo.
Anticamente la corte piccola era adibita
a foresteria, mentre nella corte maggiore
erano posti, al piano terra il refettorio
ed al primo piano le celle dei monaci.
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