Archivio 2

 
   
   

Caterina Cittadini nasce a Bergamo il 28 settembre 1801, da Giovanni battista e Margherita Lanzani. Riceve il sacramento del battesimo nella chiesa parrocchiale di Sant'Alessandro in Colonna il 30 dello stesso mese. Le notizie relative ai coniugi Cittadini sono scarse e imprecise: sappiamo solo che il padre si sposa due volte e dal primo matrimonio nascono due figli, Martino e Angelo, dei quali però non si ha alcuna notizia, dal secondo nascono tre figli: Caterina, Giuditta e Giovanni Battista. Degli anni trascorsi in famiglia si hanno ben poche notizie; presumibilmente il padre abbandona tutti e nel 1808 Caterina e Giuditta restano orfane di madre. La loro situazione è quella di "figlie abbandonate e mancanti di alcun appoggio", sono sole nel modo più assoluto. A seguito delle insistenti raccomandazioni del signor Marco Bresciani ex Amministratore dell'orfanotrofio del Conventino di Bergamo Caterina viene accolta l'11 giugno 1808 al Conventino anche se non ha ancora raggiunto l'età richiesta. La sorella Giuditta, pur avendo solo 5 anni di età è accolta al Conventino il 21 settembre dello stesso anno è accolta al Conventino su raccomandazione di mons. Celio Passi Arciprete della Cattedrale. Le fanciulle povere, orfane o abbandonate dai genitori che venivano accolte nel pio luogo del Conventino non dovevano avere meno di sette anni o più di dodici, essere sane di corpo e di mente, capaci di apprendere i lavori femminili.



La responsabilità dell'educazione morale e religiosa delle fanciulle era affidata a un Priore, assistito da un vice a cui spettava l'assistenza religiosa e scolastica. Dell'educazione si occupavano invece le maestre che vivevano a diretto contatto con le giovani. Tutto il personale viveva all'interno del Conventino. Particolarmente importante era la formazione cristiana, validi strumenti erano: la conoscenza della parola di Dio, l'Eucaristia, la pratica dei sacramenti, l'educazione alla preghiera, al catechesi e la devozione alla vergine Maria. Caterina in questo ambiente alimenta abbondantemente la propria vita interiore e si avvia a raggiungere lo stato di perfezione consono alla missione di fondatrice predestinata da Dio. Il secondo cardine su cui si fondava la vita delle orfane, importante sia dal punto di vista formativo, sua da quello del sostentamento era il lavoro. Le attività a cui potevano essere addestrate le ospiti del Conventino erano varie e per le scelte si tenevano presenti le inclinazioni e le capacità di ciascuna in modo che tutte potessero diventare abili nella propria attività Anche la preparazione culturale delle giovani era curata: La scuola era interna e i programmi erano quelli delle classi elementari minori. Le lezioni si svolgevano due volte al giorno e le ragazze erano divise in due classi. Il 28 settembre 1822 Caterina compie 21 anni, età prevista per lasciare il Conventino; ma essa vi rimane ancora un anno, fino al settembre 1823. Non siamo in grado di precisare il motivo dl prolungamento di permanenza, anche se il Regolamento considerava due eventualità:
1) prendere speciali indirizzi di studio
2) rimanere a servizio della casa


L'ipotesi più probabile sembra quella legata alla necessità di trovare una sistemazione idonea per entrambe le sorelle, che avevano tenuto, fin dall'ingresso nell'orfanotrofio, una condotta irreprensibile.
Si decide, così, di far conseguire a Caterina un regolare titolo di studio per metterle in grado di esercitare la professione di maestra, ciò avviene nell'agosto del 1823. Anche il problema della sistemazione delle due sorelle è affrontato e risolto. Nel settembre 1823 le due sorelle si trasferiscono a Calolzio presso due loro cugini sacerdoti: don Giovanni e don Antonio Cittadini, portando con sé un assegno di £ 200; era il corredo che l'Istituto dava alle "figlie" che lasciavano il Conventino. Calolzio era un paese posto vicino all'Adda, a metà strada tra Bergamo e Lecco. La popolazione a quel tempo ammontava a circa 1400 anime e per lo più si trattava di antiche famiglie di agricoltori. Al tempo in cui Caterina incominciava ad insegnare, l'istruzione delle classi popolari era ancora agli inizi e spesso, il numero delle scolare variava. Le ragazze provenivano dai due centri: quello di Vercurago e quello di Somasca con un'età dai 6 ai 14 anni. Per Caterina è indispensabile accostarsi alle giovani con bontà e integrità morale per far sì che esse possano rispecchiarsi e prendere esempio dalle virtù dell'insegnante. La maestra deve essere "una vera madre in Cristo" e amare le sue figlie con vero amore, senza fare distinzione alcuna riguardo al ceto sociale o alla ricchezza personale. Deve accostarsi a tutte, cercando di riconoscere le inclinazioni personali e le capacità do ognuna. Deve aiutarle a stimolare le loro attitudini anche quando ciò risulta particolarmente difficile.



Le fanciulle sono un tesoro prezioso che bisogna curare con benevolenza prestando attenzione a non incorrere in momenti di debolezza: l'insegnante deve essere forte interiormente e deve agire "suavitere et fortiter" deve avere cioè mente forte e cuore buono "chi farà e insegnerà a uno di questi minimi fanciulli, sarà grande nel regno dei Cieli". Accanto alle "ricompense" celesti non mancano però alle sorelle Cittadini quelle terrestri, riconosciute a gran voce da tutti e dalla stessa autorità scolastica. Già nel 1832 la scuola privata ottiene il riconoscimento giuridico e, nel 1836, con "Imperial regio decreto" viene approvato l'educandato "Cittadini". La grave perdita di Giuditta, nel 1840, turba la vita di Caterina che però non si arrende e decide, nonostante la grande sofferenza, di andare avanti. Infatti nel 1855 redige il testo delle Regole della Congregazione delle Suore Orsoline. Il 5 maggio 1857 ritorna alla casa del padre, esortando le consorelle a continuare nella sua opera, che viene eretta in Congregazione religiosa, dedita all'educazione, con decreto vescovile del 14 dicembre 1857. In Italia, in Svizzera, in Belgio, in India, nelle Filippine, in Sud America Caterina Cittadini è presente spiritualmente nel vivere quotidiano di ciascuno. Tutto ciò trova conferma nella missione delle Suore Orsoline di Somasca che, sull'esempio di madre Caterina, cercano di superare qualsiasi difficoltà, consapevoli che la vita e l'intero operato della Beata, sono state, sono e saranno un inestimabile dono.

Monica Albanese



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